I noodles, si sa, sono un ingrediente fondamentale nella cucina asiatica.  Ne esistono di diversi tipi e per ogni gusto, ma in base al piatto che si vuole preparare è giusto sapere quale varietà di noodles usare.

    1. Come suggerisce il nome stesso del piatto giapponese più conosciuto dopo il sushi e il sashimi, per fare una buona zuppa di ramen, oltre a un eccellente brodo, dovete usare degli ottimi ramen!
      I ramen sono degli spaghetti di farina di grano e kansui (acqua minerale alcalina).
      Il kansui è una soluzione alcalina a base di carbonato di potassio e bicarbonato di sodio, che regola l’acidità nel processo di produzione della pasta. È l’ingrediente chiave nella preparazione dei ramen, perché serve a dargli sia il classico colore giallo sia un particolare sapore e una consistenza elastica, percepibile solo in bocca.
    2. Per fare i lo mein noodles cinesi o il mì hoành thánh  vietnamita, invece, dovete procurarvi i wonton noodles (o egg noodles), un tipo di pasta all’uovo disponibile in svariati formati dal più sottile al più spesso.
      Nel lo meinn noodles, la pasta viene saltata insieme a delle verdure, della carne o del pesce e talvolta anche con i ravioli di wonton.
      Mentre nel mì hoành thánh, i wonton noodles sono serviti in brodo insieme a dei ravioli di wonton ripieni di carne di maiale e gamberi, fettine di char siu (carne di maiale alla brace), cipollotto fresco e olio di sesamo.
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    3. Gli udon, invece, sono un tipo di pasta molto spessa dalla consistenza gommosa. Ne esistono di due tipi differenti, uno a base di grano e uno gluten free a base di farina di riso e farina di tapioca, i bành canh, tipici della cucina vietnamita.
      Sono una qualità di noodles diffusa in tutta l’Asia, gustabili, sia saltati in padella, come gli yaki udon giapponesi, sia in brodo, come i bánh canh chả cá vietnamiti (una zuppa a base di pesce).
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    4. Per fare gli zaru soba, invece, dovete munirvi di eccellenti tagliolini di grano saraceno, i soba!
      Il grano saraceno, oltre a essere un alimento ricco di fibre, minerali e vitamine, è anche privo di glutine e per questo difficile da lavorare negli impasti.
      Fare i soba, infatti, è un’arte che richiede moltissima esperienza, perché al di là del dosaggio delle farine (grano saraceno e grano tenero) bisogna fare attenzione anche alla quantità di acqua che va regolata in base alla stagione e al tasso di umidità del giorno.
      A seconda dei gusti, oltre alla bravura del pastaio ovviamente, i soba possono essere sia al 100% di grano saraceno, quindi gluten free ma con una consistenza più fragile, sia miscelati con una percentuale di la farina di grano tenero per ottenere una consistenza più elastica.
      Come si mangiano gli zaru soba? Seguendo i dettami della tradizione giapponese, i noodles devono essere serviti freddi insieme alla salsa tsuyu, una miscela di dashi, mirin (un liquore di riso) e salsa di soia dolce (shoyu), più qualche rondella di cipollotto fresco e alga nori.
    5. Rimanendo sempre nella tradizione culinaria giapponese, avete mai sentito parlare dei nagashi somen? Perché legato a questo piatto c’è una simpatica tradizione estiva che impone di servirli ghiacciati per combattere il caldo.
      I noodles sono fatti scorrere lungo un canale di bambù con acqua freddissima e i commensali, prima di poterli gustare intingendoli in una deliziosa e profumata salsa tsuyu, devono riuscire a catturarli mostrando le loro abilità con le bacchette!
      La particolarità dei somen, è che sono dei sottilissimi spaghetti del diametro di circa 1 mm, fatti con farina di frumento e lavorati con olio vegetale per poterli allungare. Possono essere mangiati caldi o freddi e guarniti con diversi ingredienti in base alla stagione e, ovviamente, al gusto.
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    6. Le tagliatelle di riso credo che siano il formato di pasta più popolare in tutta l’Asia. Si usano in svariate ricette e con diversi condimenti. I piatti più celebri in cui vengono utilizzati sono: il phở bò vietnamita (noodles in brodo di manzo con carpaccio di carne, verdure ed erbe aromatiche fresche) e i pad thai tailandesi (noodles saltati con gamberi, germogli e arachidi).
    7. Gli spaghetti di riso sono l’equivalente delle tagliatelle di riso ma in un formato più sottile. Sono gluten free, adatti a ogni tipo di piatto e velocissimi da cuocere.
      Nella cucina cinese sono spesso saltati nel wok insieme a diversi condimenti, mentre nella cucina vietnamita vengono usati anche come complemento di alcune pietanze, ne sono esempio gli involtini vietnamiti freddi (involtino con ripieno di spaghetti di riso, verdure e gamberi).
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    8. Gli spaghetti di soia, noti anche come cellophan noodles, sono fatti con la farina di soia mung e sono completamente privi di glutine. Nella cucina asiatica sono usati in numerosissimi piatti perché ideali da saltare in padella o da aggiungere nelle zuppe, nei ripieni dei ravioli, delle verdure, degli spring roll ecc…
    9. I jap che, sono dei noodles coreani a base di patata dolce e dall’estetica molto simile agli spaghetti di soia. Vengono spesso saltati in padella insieme alle verdure e alla carne, conditi con olio di sesamo e serviti caldi o freddi.
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    10. Gli shirataki, invece, sono un particolare tipo di pasta con pochissime calorie (quasi nulle), senza glutine e carboidrati perché ricavata dalla lavorazione della radice del konjac (esteticamente paragonabile a una grande barbabietola). Sono molto versatili e possono essere utilizzati in ogni tipo di piatto.

 

E ora, se post illustrazione dei 10 tipi di noodles asiatici più conosciuti e più amati, vi venisse voglia di cucinare un tipico piatto orientale o di cimentarvi in impavide interpretazioni, già lo sapete, io vi appoggio in pieno! Perché la cucina è sperimentazione e a volte uscire dagli schemi può solo riservarci delle grandi sorprese di gusto, non credete?

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